Mostra d’arte

Eventi e cultura

Da dicembre 2024 | Dogliani

FRANCO SEBASTIANO ALESSANDRIA
Pittore e Scultore

Una mostra a cielo aperto nel cuore di Dogliani, è stata allestita con le opere dell’artista Franco Sebastiano Alessandria e resterà visibile a tutti per l’intero periodo invernale.
L’arte del genio “delle chiavi”, che nel suo ultimo periodo creativo sta dando prova di grande abilità e sensibilità anche nel plasmare sculture in malta cementizia, invade artisticamente il “salotto” del centro storico del paese.

Dalla centrale Piazza Umberto I, attraverso Porta Sottana, passando per via Vittorio Emanuele II, piazza Carlo Alberto, via Corte, Piazza Confraternita e Piazza Martiri della Libertà, quasi una ventina di opere accolgono e sorprendono il visitatore, che non può rimanere indifferente, anzi, è portato a soffermarsi e a riflettere sul senso della vita, sull’animo umano e sulla natura di ognuno di noi.

Se si percorre la mostra partendo dalla piazza principale, ci si imbatte subito nel maestoso cavallo di Napoleone, “Marengo”, un destriero a grandezza naturale con la criniera e la coda fatte di antiche chiavi in ferro. Il possente animale, omaggio al difficile periodo della giovinezza dell’autore stesso, è tra le ultime creazioni di Alessandria. Una scultura unica nel suo genere, impressionante per fierezza dello sguardo e possenza della muscolatura. La mostra prosegue con molti pezzi importanti della collezione. Dalla scultura del grande rinoceronte che rischia di scomparire dalla faccia della terra che, insieme alla “poltrona del potere”, forma il dittico “Essere o avere”, alle più “classiche” creazioni eseguite con antiche chiavi e serrature.


FRANCO SEBASTIANO ALESSANDRIA

Pittore e scultore vive a Piozzo (Cn). Fin da giovanissimo ha iniziato a usare le tecniche del carboncino, sanguigna, bassorilievi, pirografo, olio, terracotta, acquaforte seguendo le indicazioni degli insegnanti del collegio. Da adolescente è andato a lavorare imparando a saldare e affinandosi nella lavorazione del ferro. L’incontro con il pittore Eso Peluzzi lo influenza in modo costruttivo, intesse un rapporto fatto di consigli sull’arte, sulle tecniche e sui sentimenti legati alle emozioni dell’arte. Per imparare ha copiato i quadri del Caravaggio, di Rembrandt, lo ha affascinato De Chirico, la fantasia di Dalì, lo ha sorpreso la chiave di lettura di Magritte e l’ironia delle Langhe contadine del mugnaio Gepe Gironi. Ha sostenuto da privatista gli esami all’Accademia Albertina di Torino e ha iniziato a fare mostre e concorsi internazionali: a Salsomaggiore ha vinto nel 1993 con due opere. Negli ultimi anni ha fatto mostre oltre che nel suo paese, Piozzo, anche in Francia, a Montecarlo.
Dipinge da sempre la condizione umana, i sentimenti contrastanti, le follie umane.
Negli ultimi anni lascia la professione per seguire le sue passioni e comincia a creare opere diverse che rappresentano il labirinto nascosto in ognuno di noi.
Di questo periodo è il suo “progetto delle chiavi”, sviluppato assemblando tra loro in modo armonico delle chiavi antiche per realizzare figure estremamente fluide e leggere.

Le chiavi diventano il suo principale strumento: “chiavi antiche depositarie di generazioni di gioie e dolori, di nascite e di morti, di perdite e di desideri, saldate tra di loro per aprire nuove porte e nuovi sogni”.

“La realtà nell’arte di Franco Sebastiano Alessandria è un’autoironica visione degli aspetti più comuni e concreti della vita, è lo sfogo di chi indaga ed è alla continua ricerca di una soluzione, per uscire dal labirinto dei propri dubbi e timori, per trovare una via d’uscita, la chiave per leggere l’umanità.
La chiave sinonimo di libertà; la chiave che apre la porta ai sentimenti; tutto ciò che è custodito o imprigionato nel cuore, che può essere aperto solo mediante un “sentimento forte”, usato come uno strumento: “la chiave” per esplorare i nostri sentimenti.”  (Cinzia Sauli)
.

Franco Sebastiano Alessandria firma le sue opere con un piccolo riccio, omaggio a “L’irìs”, che in piemontese significa “il riccio”, soprannome con cui i componenti della sua famiglia vengono anche oggi individuati e che ne è diventato l’animale simbolo della famiglia Alessandria.
Leggi l’intervista dell’autore al link

LE OPERE

Il Cavallo di Napoleone

A 3 anni circa sono stato portato a Cherasco al Gallaman, collegio per orfani, condotto dalle gentili suore Somasche. Si facevano molte passeggiate; una di queste conduceva al castello con file di platani secolari. Di fronte al castello c’era un grande platano con un grosso ramo semi-spezzato sorretto da un grosso sostegno di legno. La favola che raccontavano le suore diceva che a quel ramo era stato attaccato il Cavallo di Napoleone; il destriero a forza di tirare, impennarsi e dare di matto, aveva quasi spezzato quel grosso ramo e si sa, la fantasia dei bambini vola e sogna. Dopo più di mezzo secolo la favola e il sogno si sono realizzati nella creazione di questo stallone bianco di Napoleone.
1- Piazza Umberto I°

L’ora

“L’Ora” è stata la scultura che rappresenta il cambiamento nella mia vita. Avevo diverse attività in Marocco, Francia, Italia, ma mi ero stancato della frenesia del mio tran tran quotidiano e volevo dedicare del tempo a me stesso, perché fino ad allora l’avevo dedicato agli altri.  Ho voluto raffigurare in un’opera lo stress che provavo, la frenesia quotidiana, lo stomaco a pezzi (l’orologio nello stomaco), il dover sempre correre, correre, correre… 
Allora mi sono detto: “Faccio quest’opera come l’ultima cosa, la pietra miliare del cambiamento. Di qui in poi faccio quello che voglio: il tempo è mio”.
2 – Via Vittorio Emanuele II, 1

La Chiave della Sopravvivenza

Mentre facevo questa scultura ho trovato una chiave a forma di cuore, che ho deciso di mettere sul corno del rinoceronte, per esprimere che per sopravvivere ci vuole l’amore e non l’egoismo. 

Il rinoceronte è un animale ancestrale, antico, un essere che vuole sopravvivere nonostante tutto, che ci guarda e ci comunica che, se abbiamo un po’ di amore nei suoi confronti, anche lui può sopravvivere.
3 – Via Vittorio Emanuele II, 1

L’ Esodo

Ero a Ventimiglia e vedevo le donne migranti che arrivavano con il treno e avevano tutto il loro mondo contenuto in fagotti di coperte che portavano sul capo, spesso anche con un bimbo in braccio. 
Prima ho realizzato un quadro e poi questa scultura per esprimere un po’ di pietà e per rendere omaggio a queste donne.
4 – Via Vittorio Emanuele II, 8

Il Peso

E’ un’idea che mi è venuta perché, a volte, bisogna levarsi un peso dallo
stomaco
. Si vede quest’uomo che con molta fatica si apre il petto per levarsi un peso dallo stomaco, in un tentativo che sembra essere doloroso, ma al contempo anche liberatorio.
5 – Via Vittorio Emanuele II angolo Via Gorizia

Il Maestro è nell’anima

“Il maestro è nell’anima” è il ritornello della famosa canzone di Paolo Conte “Il Maestro”, divenuto poi il titolo di un suo album e di un docufilm sull’artista. Siccome quando dipingo o faccio una scultura ascolto i Pink Floyd, gli Eagles o Paolo Conte, ho voluto rendere omaggio a quest’ultimo, che conosco personalmente.
6 – Via Vittorio Emanuele II angolo Via Pizzorno

Il Mondo contadino

Il mondo contadino è un mondo che sembra lontano, ma costituisce le nostre radici. Nell’opera, sopra al mondo fatto di chiavi, sono raffigurati dei mestieri contadini che oggi sembrano essere scomparsi.
7 – Via Vittorio Emanuele II, 24

Capolinea

Quando una persona è quasi al capolinea della vita (la clessidra ha raggiunto ormai la fine del suo percorso) è giusto che si interroghi, che si faccia un esame di coscienza della propria vita, buona o cattiva che sia stata (nell’opera la vita buona è rappresentata con un ombrello buono/funzionante, mentre quella cattiva con un ombrello rotto). Questa persona riflettendo prova dei sentimenti, ma continua ad essere legata al mondo materiale, come ad esempio al denaro.
8 – Via Vittorio Emanuele II, 24

Langa

La Langa è sinuosa e fantasiosa come una donna fatta di farfalle, in un equilibrio di armonia e di leggerezza.
9 – Via Vittorio Emanuele II, 24

Utopia

Cercare di fermare il tempo è un’utopia. Gli possiamo anche fare una scatola attorno, ma il tempo non si ferma, continua a scorrere imperturbato.
10 – Via Vittorio Emanuele II, 28

Bolle di Sapone

L’opera è nata dall’idea semplice delle bolle di sapone che si librano nell’aria. Siccome di solito faccio delle sculture abbastanza impegnative, ho voluto rappresentare qualcosa di leggero e di piacevole, come un bambino spensierato che fa delle bolle di sapone.
11 – Via Vittorio Emanuele II, 28

Il Dono

L’opera raffigura una donna che esce dal mare o dalla nostra fantasia e che ci vuole offrire un dono. 
Il dono è rappresentato da una chiave che tiene tra le mani, simbolo di apertura di nuove porte e di sogni, un gesto positivo e gentile che ognuno può interpretare a modo proprio.
12 – Piazza Carlo Alberto, 2

Fertilità

In un periodo in cui avevo poche chiavi ho fatto questa scultura minimalista ed essenziale. Rappresenta una donna incinta con un seme/sfera di chiavi nella pancia,  simbolo della fertilità e della maternità.
13 – Piazza Carlo Alberto, 24

Perdu

Il Perdu l’ho realizzato in un periodo di forti cambiamenti nel sistema pensionistico del nostro paese. In quegli anni c’erano dei cinquantenni che sarebbero dovuti andare in pensione, ma a seguito di quei cambiamenti avrebbero dovuto continuare a lavorare, purtroppo senza disporre più di un posto  di lavoro. Mani ancora forti che non sapevano più come utilizzare, che non avevano più un futuro. Nell’opera quest’uomo guarda una chiave spezzata che non apre più nessuna porta e quindi non lo porta più da nessuna parte. La sua testa è un labirinto, è seduto su un labirinto e lui stesso è una persona che non trova più una via d’uscita.
14 – Piazza Carlo Alberto, 20

Bonne Route

L’ispirazione per la Bonne Route mi è venuta in un periodo in cui ero spesso in Francia per lavoro, ero sempre di corsa e quando prendevo l’autostrada mi veniva fatto l’augurio di “bonne route” (buon viaggio). Ho interpretato questo augurio come “buona strada” e l’ho raffigurato con un personaggio di chiavi molto stilizzato, orgoglioso e prestante che parte da un labirinto (scolpito sulla pietra posteriore) e percorrendo la “buona strada” finisce in un fiore (scolpito sulla pietra anteriore).
15 – Piazza Carlo Alberto, 12

Essere o Avere

I primi due verbi che ci insegnano a scuola sono Essere e Avere, però quasi tutti preferiamo l’Avere, espresso nella poltrona con alcuni simboli.  La trama del manto del rinoceronte – “Essere” – è un terreno arido sempre più frequente di questi tempi. 
Sarà forse un po’ colpa dell’Avere?
16 – Via Corte, 14

Il Muro

Il Muro rappresenta un uomo che con fatica vuole staccarsi da un muro che lo trattiene per avere un contatto con qualcuno, vuole liberarsi per entrare in contatto con altre persone.
17 – Via Corte, 25

La Bambina con il cerchio

La bambina con il cerchio ci riporta alla memoria un gioco antico di profondo sentimento che si è perso tra i meandri della modernità.
18 – Porta Soprana angolo Via Salita al Castello

Il Mondo

Il Mondo è parte di una scultura che è composta da una mano che sorregge un mondo fatto di chiavi. Nel suo complesso l’opera assume il significato di una mano che offre all’osservatore un mondo di opportunità (la chiave vista con un significato di apertura, vista come un’opportunità).
19 – Piazza Martiri della Libertà


Per informazioni:
Biblioteca Civica 0173.70210 | biblioteca.dogliani@gmail.com
wa 334 5629569