La storia della Chiesa di San Quirico

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Oggi vi raccontiamo una storia sorprendente, quella della Chiesa di San Quirico, che è stata palcoscenico di aspri furti e di grandi rivelazioni. Si tratta di un’antica parrocchiale, distrutta nel XVI secolo dalle ricorrenti alluvioni dei torrenti Rea e Argentella, alla cui confluenza è collocata. Successivamente la Chiesa è stata ricostruita in “oppidum”, ovvero all’interno delle mura del centro storico. Ed è proprio da quelle mura, rimaste intatte, che è emerso l’affresco della Madonna del Latte con Bambino, a cui la comunità si è subito sentita molto legata e attorno al quale è stato eretto l’attuale Santuario. L’affresco risale al tardo quattrocento ed è il più antico dipinto doglianese. La Madonna del Latte è un’iconografia cristiana di origini molto antiche nella quale la Vergine è rappresentata a seno scoperto, colta nell’atto di allattare il figlio o in procinto di farlo.

Durante il Concilio di Trento, iniziato nel 1543, venne definita la posizione ufficiale della Chiesa riguardo alle iconografie devozionali, con lo scopo di evitare la riproduzione di immagini di natura sensuale o percepite come tali dalla morale dell’epoca. La Riforma cattolica tridentina annoverò tra queste immagini sconvenienti, che si riteneva potessero fuorviare il fedele, le rappresentazioni della Madonna del latte, il cui seno scoperto fu accusato di distogliere i devoti dalla preghiera. Fu assegnato ai vescovi il compito di valutare le varie rappresentazioni e di decidere se queste dovessero essere ritoccate oppure rimosse. Mentre l’iconografia della “Madonna del Latte” decadeva, per contro la venerazione popolare delle antiche immagini legate al desiderio di maternità continuò.

Il Santuario dovette inoltre fronteggiare un susseguirsi di furti e saccheggi. Anche l’affresco, nella notte tra il 12 e il 13 agosto 2003, durante una ruberia, riportò gravi danni: furono asportate le corone della Madonna e del Bambino. Fortunatamente l’opera è stata restaurata dalla doglianese Francesca Bruno, con il nulla-osta della Soprintendenza e grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, ed oggi è possibile ammirarla in tutto il suo antico fascino.